Sanremo 2027 e l'intelligenza artificiale: il nodo non è il divieto, è la prova
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Sanremo 2027 e l'intelligenza artificiale: il nodo non è il divieto, è la prova

Il regolamento della 77ª edizione esclude i brani in cui l'intelligenza artificiale prende il posto dell'autore. Ma quel principio era già in legge, nelle regole SIAE e nei criteri delle classifiche: quello che cambia davvero, per chi lavora in studio, è dover documentare come nasce una canzone.

Il regolamento della 77ª edizione del Festival di Sanremo, presentato il 21 settembre 2026 per la gara in programma all'Ariston dal 16 al 20 febbraio 2027, chiede che i brani in concorso siano frutto di creatività umana ed esclude l'impiego di sistemi di intelligenza artificiale quando questo prenda il posto dell'autore, ne alteri o ne stravolga il lavoro. Rai e Direzione Artistica si riservano di ricorrere agli strumenti tecnologici disponibili per accertarlo. Visto da dentro uno studio di registrazione, però, il punto interessante non è il divieto in sé: è che a un autore può essere chiesto di dimostrare come è nato il suo pezzo.

Una regola che esisteva già fuori dall'Ariston

Il principio non nasce con il Festival. La legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, riconosce tutela d'autore alle opere realizzate con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale solo se è individuabile un contributo umano effettivo, riconducibile a scelte, progettazione, selezione o rielaborazione. La guida SIAE pubblicata a luglio 2026 va nella stessa direzione: un sistema automatico non può essere autore né coautore, e non gli si possono assegnare quote di ripartizione. Tra la fine di luglio e l'agosto 2026 la FIMI ha fissato criteri analoghi per l'accesso alle classifiche ufficiali, che richiedono un servizio autorizzato, una creazione in sostanza umana e l'assenza di manipolazioni sugli ascolti. Sanremo porta quel criterio dove la verifica è più scomoda: una gara televisiva con ventiquattro brani inediti.

Il precedente di agosto spiega come si verifica davvero

Ad agosto 2026 "Dimanche Midi Pile", attribuito a Gisele, progetto senza volto né biografia pubblica, è stato sospeso dalla classifica ufficiale e, il 12 agosto, dalla programmazione di RTL 102.5, Radio Zeta e Radiofreccia. Nessuno ha dimostrato in laboratorio l'uso di un generatore: la sospensione è arrivata perché gli aventi diritto non avevano fornito le informazioni richieste, con possibilità di riesame una volta consegnate. È la risposta più concreta alla domanda su come si accerti la paternità di una canzone. L'onere non ricade su un analizzatore di spettro: ricade su chi pubblica. Chi ha le carte in ordine resta in classifica, chi non le ha esce.

Il confine tra strumento e sostituzione resta senza soglia

Che non si tratti di una messa al bando della tecnologia lo ha chiarito la stessa federazione discografica: "L'AI può accompagnare i creativi umani, mai sostituirli", ha dichiarato il presidente FIMI Enzo Mazza. Il regolamento, però, non fissa una soglia, non elenca gli strumenti di controllo e non precisa le conseguenze di una violazione; non risulta nemmeno chiarito se agli autori sarà chiesta una dichiarazione formale. Il confronto utile è con i Grammy, che dal 2023 ammettono opere contenenti materiale generato solo se la parte umana è significativa, più che minima e pertinente alla categoria: formula meno elegante, più applicabile. Sul piano tecnico le analisi diffuse a settembre concordano su un limite: se una melodia generata viene poi risuonata e ricantata da musicisti, nel master consegnato non resterebbe una traccia riconoscibile, e il watermark audio funziona soltanto se chi distribuisce il modello sceglie di inserirlo. Anche la nozione di servizio autorizzato, intanto, è mobile: a settembre 2026 Suno ha annunciato un modello addestrato su repertorio concesso in licenza da Warner, BMG e Believe, mentre nelle settimane successive Universal e Sony hanno depositato una nuova causa.

Cosa conviene archiviare, in pratica

Per chi produce, la conseguenza è amministrativa prima che artistica. Ciò che rende difendibile un brano non è l'assenza di software, è la tracciabilità del percorso:

  • i file di progetto datati con la loro cronologia di versioni, non solo il mixdown finale;
  • le tracce separate delle registrazioni reali, comprese le take scartate;
  • i provini iniziali, anche grezzi, registrati prima dell'arrangiamento definitivo;
  • una nota su quali strumenti digitali sono stati usati e per quale passaggio;
  • gli accordi di coautoria con le rispettive quote, firmati prima dell'uscita.

Il consiglio che diamo a chi pubblica un brano oggi è semplice e vale ben oltre l'Ariston: trattare la sessione come un documento. In studio significa conservare l'archivio di progetto per anni e non solo fino alla consegna, annotare chi ha suonato cosa e in quale data, mettere per iscritto l'eventuale impiego di strumenti generativi nelle fasi di prova. Non serve a superare un controllo tecnico, che per ora nessuno ha descritto: serve a poter rispondere, con i file alla mano, quando qualcuno chiede chi ha scritto quella canzone.

Fonte: All Music Italia

Autore

Seby Rey

Content creator e redattore del Magazine Rey Production.

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