«Ero agitatissima, ricordo anche che ho visto l'uscita e stavo per scappare, ma poi qualcosa mi ha spinto a rimanere». La prima volta su un palco, al festival della Parrocchia Santi Apostoli di Riposto, Giada se la ricorda così: l'agitazione, la porta d'uscita, le gambe che non si muovevano. «Ero molto goffa e impacciata, non riuscivo a muovermi sul palco, però in qualche modo ho cantato».
Prima del canto c'era la danza — classica, poi hip-hop e break dance — finché un infortunio al ginocchio non l'ha fermata; a spingerla a partecipare a un festival è stata sua madre. Oggi Giada Cageggi, di Giarre, studentessa di liceo linguistico, studia canto da tre anni all'Accademia Mayumaná, dove ha aggiunto il musical e la recitazione, e al Rey Summer Festival partecipa dalla 2ª edizione. Il 16 agosto 2026, nella finale di piazza Vagliasindi a Torre Archirafi, si è classificata seconda nella fascia Giovani con «Oscar Winning Tears» di RAYE.
Adesso arriva il primo inedito. «Stanza vuota» è scritto a quattro mani con Seby Rey e prodotto da lui negli studi Rey Production, in uscita venerdì 23 ottobre 2026: da oggi Giada è tra gli artisti dello studio.
Pre-salva «Stanza vuota» su Spotify
Chi la pre-salva se la ritrova nella propria libreria venerdì 23 ottobre.
Le risposte che seguono sono le sue, riportate per intero e ripulite soltanto nella forma.
«Canto sempre… anche quando non dovrei»
Chi è Giada, per chi non ti conosce ancora? Presentati con parole tue.
Ho 18 anni, sono una studentessa del liceo linguistico, studio italiano, inglese, tedesco e spagnolo, canto sempre, in qualsiasi momento anche quando non dovrei, e studio musical.
La tua prima grande passione è stata la danza. Cosa rappresentava per te?
Diciamo che a me non piaceva tantissimo, perché all'inizio facevo danza classica, poi ho scoperto l'hip-hop e la break dance e da lì la sala era diventata il mio momento di divertimento e di sfogo.
Il ginocchio, e la spinta di sua madre
Un infortunio al ginocchio ti ha costretta a fermarti. Cosa hai provato in quel momento e come sei arrivata al canto?
Quando mi hanno detto che non potevo più ballare non l'ho presa benissimo, ma poi grazie a mia mamma che mi ha spinto a partecipare a un festival ho capito che il canto era la strada giusta per me. Io sono convinta che l'infortunio non sia stato solo un incidente, ma un modo per arrivare alla strada giusta da seguire.
«Ero molto goffa e impacciata… però in qualche modo ho cantato»
Ricordi la prima volta che hai cantato davanti a un pubblico? Com'è andata?
Certo, ricordo che ero agitatissima, ricordo anche che ho visto l'uscita e stavo per scappare, ma poi qualcosa mi ha spinto a rimanere. Ricordo che ero molto goffa e impacciata, non riuscivo a muovermi sul palco, però in qualche modo ho cantato.
Da tre anni studi canto alla Mayumaná e ora anche musical e recitazione. Cosa ti hanno dato questi anni di studio?
Sicuramente la sicurezza: adesso sono più sicura su un palco e grazie al mio maestro di canto sono migliorata tantissimo a livello vocale. Grazie anche alla Mayumaná ho conosciuto persone fantastiche che fanno parte della mia quotidianità e che mi incoraggiano ogni giorno.

Il vuoto che lascia una persona quando se ne va
Di cosa parla «Stanza vuota»? Raccontaci il brano come lo racconteresti a un'amica.
«Stanza vuota» parla di una ragazza che si innamora, ma purtroppo il ragazzo non ricambia. La ragazza soffre soprattutto perché il ragazzo le aveva dato false speranze, per poi andarsene via con un'altra lasciandola da sola in una stanza vuota.
Il titolo colpisce subito. Cos'è per te quella stanza vuota?
La stanza vuota per me rappresenta il vuoto che può lasciare una persona quando se ne va.
Quattro mani sul testo, e un verso sul coraggio
Il brano è scritto a quattro mani con Seby Rey. Com'è nato? C'è stata una frase o un'idea da cui è partito tutto?
In realtà non proprio: io sapevo di cosa volevo parlare, ma non sapevo come iniziare. Lui è stato molto bravo a capirmi, sia per quanto riguarda l'arrangiamento sia per il testo.
Qual è il verso a cui sei più legata, e perché?
«E vorrei dirti tutto ma mi manca il coraggio»: questi versi parlano di me, perché io sono molto timida e molte volte perdo la mia occasione proprio per mancanza di coraggio.
La voce in cuffia
Com'è stato entrare in studio per incidere il tuo primo inedito? Cosa ti ha sorpresa di più?
Mi sono sentita subito a mio agio, ma la cosa che mi ha sorpreso molto è come la mia voce si sentisse in cuffia.
Cosa vorresti che una persona provasse ascoltandolo per la prima volta?
Spero che chi lo ascolta non si senta solo e soprattutto che prima o poi arriverà il suo momento.
Il palco di Torre Archirafi
Partecipi al Rey Summer Festival dalla 2ª edizione. Cosa è cambiato in te, edizione dopo edizione?
La mia sicurezza è il mio modo di muovermi sul palco.
Quest'anno ti sei classificata seconda tra i Giovani con «Oscar Winning Tears» di RAYE. Cosa ricordi di quella sera?
Che ero emozionatissima, ma poi qualsiasi preoccupazione è svanita nel momento in cui ho iniziato a cantare.

Perché proprio «Oscar Winning Tears»
Perché hai scelto proprio quel brano per la finale? Cosa ti lega a quella canzone?
Oltre a essere il «mio genere», è una canzone che per significato e per affinità vocale si addice molto a me; inoltre la cantante del brano è tra le mie preferite e credo di aver reso il brano mio.
Cosa ti ha lasciato l'esperienza del festival, al di là del premio?
I festival in generale mi lasciano sempre la consapevolezza di dover continuare a studiare per poter esprimere al massimo il mio potenziale.
L'attesa di ottobre, e la Black music che l'ha cresciuta
Da oggi sei un'artista Rey Production e il brano uscirà a ottobre. Come vivi questa attesa?
Non vedo l'ora che il brano esca, perché voglio che tutti lo ascoltino e si possano rivedere nelle parole.
Chi sono gli artisti che ti hanno formata come cantante e come ascoltatrice?
Io diciamo che sono cresciuta ascoltando Black music, mi piace molto Lauryn Hill, Rihanna, Aretha Franklin, Tina Turner, Beyoncé, Alicia Keys e molti altri; diciamo che ascoltando questo tipo di cantanti ho formato un genere musicale che segue questi esempi.
«Vorrei aiutare i ragazzi a imparare a esprimersi»
Hai detto di voler diventare insegnante di canto per aiutare gli altri come la musica ha aiutato te. Da dove nasce questo desiderio?
A me è sempre piaciuto insegnare. Mi è capitato molte volte di lavorare con bambini e ragazzi, e questo desiderio forse nasce dal fatto che mia mamma è una maestra d'asilo. Un giorno, quindi, vorrei aiutare i ragazzi a imparare a esprimersi non solo attraverso le parole ma anche attraverso il canto.
«…non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza»
Cosa diresti a una ragazza o un ragazzo che ha dovuto rinunciare a un sogno, come è successo a te con la danza?
Gli direi di non arrendersi, perché quello non è un punto di arrivo ma un punto di partenza: da quello potrebbero capire di essere bravi in altro, com'è successo a me.
Chi vuoi ringraziare, e cosa ti aspetti dal prossimo anno?
Vorrei ringraziare in primis i miei genitori, perché senza di loro non avrei potuto fare nulla di tutto ciò, e poi Seby Rey che con la sua bravura e genuinità è riuscito ad aiutarmi a realizzare uno dei miei più grandi sogni.

La copertina di «Stanza vuota». Artwork Rey Production.
La scheda di Giada è online tra gli artisti Rey Production; il suo profilo ufficiale è @giada_cageggi_ su Instagram. «Stanza vuota» esce venerdì 23 ottobre 2026 e si può già pre-salvare su Spotify. Foto: Rey Summer Festival.