Il nome d'arte è nato a letto, con trentotto di febbre.
«Mi trovavo a letto per un'influenza», racconta Maurizio Cavallaro. «Mi è venuto un flash: cercare su Google la parola febbre in inglese. Era un giorno di sabato e mi è venuto in mente pure il film di John Travolta, La febbre del sabato sera. Da lì la febbre per il canto mi è rimasta.» Fever, appunto. Una parola trovata per caso in un pomeriggio di influenza, rimasta attaccata addosso per sempre.
Cinquantanove anni, di Valverde in provincia di Catania, sposato. Quando non canta fa altre cose: il calcio, le escursioni, la pesca con gli amici, la montagna a raccogliere funghi. E poi un impegno che viene prima di tutto il resto: «Essendo una persona credente mi occupo di attività spirituale e di aiutare chi è nel bisogno». È lì, dice, che nasce anche la musica: «Osservo molto la natura, e nel correlarla con la grandezza di Dio mi viene di scrivere parole e musica».
Una vita sulle basi
A casa sua, da ragazzo, girava la musica degli anni Novanta. «Di solito la metteva mia madre, mentre io cantavo brani editi con l'ausilio del mio karaoke.» È da lì che ha imparato: non una scuola, non un maestro, ma le basi musicali e un microfono in salotto.
Poi sono arrivate le piazze, quando il karaoke si faceva all'aperto, e una comparsata in televisione con Terra promessa di Ramazzotti. Una carezza in un pugno di Celentano nelle piazze, Hallelujah e Sono italiano in un programma online. E una sera in crociera che si ricorda ancora: «Cantavo Tanta voglia di lei dei Pooh e con la mia voce sono riuscito a trascinare il pubblico, che cantava come coro. Un'atmosfera fuori dalla norma».
La prima volta, però, era un'altra cosa: «Avendo un impatto con il pubblico ero emozionato. Poi è diventato normale».
Come è nata «Il nostro mare»
Il primo inedito è cominciato in silenzio. «Mi sono seduto nel mio assoluto silenzio e ho iniziato a scrivere, come una persona che inizia ad assemblare tutti i pezzi di un puzzle.» Prima le parole, tutte quante. Poi, per dare loro una musica, Maurizio si è affidato a un software di intelligenza artificiale, Suno, da cui è uscita la prima versione del brano. Quella versione è arrivata a Riposto, negli studi di Rey Production, dove è stata rifatta: riportata nella sua tonalità, risuonata, ricantata, rimasterizzata.
«Avevo contattato altri studi», racconta. «Poi ho trovato questo su Google, ci sono andato per personalizzare la mia canzone con la mia tonalità, e da una benevola conversazione Seby mi ha proposto il servizio, che io ho accettato.» Di quella giornata dice una cosa che gli somiglia: «Ho visto il mio brano come quando un diamante grezzo diventa un diamante a taglio brillante».
Due innamorati e un ringraziamento
La canzone, raccontata da lui, è semplice: «Parla di un'emozionante storia di due innamorati che navigano e si fanno trasportare da un'onda musicale che sta nel mare profondo. Senza limiti, l'amore volerà».
Ma quel nostro del titolo non è solo di una coppia. «Quando lo canto, come segno di riverenza, è come se stessi ringraziando il nostro Creatore di questo pianeta, per cui ci ha anche donato l'immenso mare a nostro beneficio.» Il mare, per Maurizio, è un posto dove si va a posare i pensieri: «È come se stesse cancellando il colore rosso scarlatto delle nostre preoccupazioni, lasciando il bianco dello stare bene con te stesso».
Il verso a cui tiene di più è quello che apre il ritornello:
Le stelle scrivono il nostro nome, nel cielo azzurro che ci infonde,
questa melodia che ci avvolge, in un amore che ci sconvolge.
«È un'emozione che non finirà», aggiunge. «Questa canzone mi fa volare.»
L'uomo di spalle
In copertina c'è un uomo in cappotto nero e cappello, in piedi sulla spiaggia davanti a un tramonto rosa, che guarda il mare e non l'obiettivo. «Quell'uomo sono io», spiega Maurizio — una sua fotografia rielaborata. «E simbolicamente siamo pure tutti noi che, guardando il mare, ci viene di pensare a quello che domani possiamo fare per renderci la vita più facile. Non guardiamo noi stessi, perché guarderemmo le nostre preoccupazioni.»
Cosa viene adesso
«Il nostro mare» è uscito venerdì 16 ottobre su tutte le piattaforme, per Rey Production. Nel frattempo Maurizio continua a cantare dove ha sempre cantato — piazze, locali, concorsi — e per il 2027 ha già in programma la diciottesima edizione del Vola Voce Festival.
Alla domanda su cosa vorrebbe restasse a chi lo ascolta una volta sola, in macchina, mentre la radio va, risponde senza giri di parole:
«In una qualsiasi notte, per chi la sente una volta in radio, in macchina o in qualsiasi posto: la mia canzone senza limiti possa volare e toccare il cuore. Il nostro mare — lo dico adesso — possa avere successo.»
Ascolta «Il nostro mare»
Il brano è uscito venerdì 16 ottobre 2026 su tutte le piattaforme, per Rey Production.