Vent'anni esatti dopo aver fatto il proprio debutto nella manifestazione, la Bulgaria si è presa l'Eurovision Song Contest. È successo nella notte tra il 16 e il 17 maggio 2026 alla Wiener Stadthalle, e a portare a Sofia il microfono di cristallo è stata DARA, all'anagrafe Darina Nikolaeva Jotova, classe 1998, voce di "Bangaranga" — un brano che, sulla carta, non era partito tra i favoriti assoluti della vigilia.
Una vittoria a sorpresa, ma neanche troppo
I 516 punti totalizzati da DARA hanno regalato alla Bulgaria un margine di 173 lunghezze sul secondo classificato, Israele, secondo in classifica nonostante una serata segnata da contestazioni in sala e da un boicottaggio annunciato di cinque delegazioni nazionali. Sul terzo gradino del podio sale la Romania, seguita dall'Australia. Quinto, alle loro spalle, c'è l'Italia.
Il dato statistico più curioso riguarda il modo in cui DARA ha vinto: è la prima artista, dai tempi di Salvador Sobral nel 2017, a portarsi a casa contemporaneamente il primo posto della giuria di qualità e quello del televoto popolare. Tradotto: ha convinto tutti, addetti ai lavori e pubblico generalista, segnale di una scrittura musicale che evidentemente ha trovato il proprio bersaglio.
"Bangaranga", la kukeri trasformata in tormentone
"Pop con ossa folk", l'ha definita DARA sul palco. La canzone è effettivamente costruita su un impianto dance-pop di scuola scandinava — non a caso tra gli autori spunta Anne Judith Stokke Wik, già firma di hit Eurovision precedenti, accanto al greco Dimitris Kontopoulos e al collettivo Monoir — ma si appoggia su un sample che richiama i ritmi della kukeri, antica tradizione bulgara in cui figure mascherate, coperte di pellicce e campanacci, sfilano per i villaggi per scacciare gli spiriti maligni.
L'effetto, sulla pista del Stadthalle, è stato esplosivo: maschere di pelo, campane, un coro di sedici elementi in formazione tribale e un ritornello costruito per essere cantato a memoria già al secondo passaggio. Il giorno dopo "Bangaranga" è entrata nelle Top Viral di Spotify in 38 Paesi.
Sal Da Vinci, un quinto posto da rileggere
Per l'Italia il quinto posto è una posizione difficile da maneggiare. Vista dalla classifica delle giurie, dove "Per sempre sì" è arrivata seconda, sembra un mezzo trionfo. Vista dal televoto popolare, dove il brano si è fermato a metà classifica, racconta invece una difficoltà a sfondare nel pubblico generalista europeo, che ai voti del sabato pesa il doppio rispetto agli esperti.
Sal Da Vinci, partito quasi in sordina dopo la vittoria di "Rossetto e caffè" all'ultimo Sanremo, ha comunque centrato l'obiettivo dichiarato: rappresentare l'Italia con una canzone d'autore e portarsela sul palco senza snaturarla. Visibilmente commosso durante la votazione, ha chiuso la conferenza stampa con una battuta che riassume tutto: "Cinque non è uno, ma a 56 anni non si è mai troppo vecchi per imparare cose nuove".
Chi è DARA, dieci anni di gavetta per quei tre minuti
Per chi seguiva l'Eurovision distrattamente, la Bulgaria è un Paese che fino a ieri vantava al massimo un quarto posto nel 2017 con Kristian Kostov. Per chi invece segue la scena slava, il nome DARA ricorreva da almeno un decennio: terza a X Factor Bulgaria nel 2015, popstar nazionale dal 2021 grazie al singolo "Thunder" — undici settimane consecutive in vetta alle classifiche locali — e ambasciatrice di una nuova generazione di artiste dell'Est determinate a uscire dai confini.
L'accoglienza in patria, all'aeroporto di Sofia, ha avuto i toni di una festa di Stato: bandiere, banda, il primo ministro a stringere la mano alla cantante. Sofia 2027 è già una possibilità concreta: la BNT, la tv pubblica bulgara, ha dato disponibilità a ospitare la prossima edizione, anche se la conferma definitiva arriverà nelle prossime settimane.
Cosa resta dell'edizione 2026
Edizione complessa, segnata da tensioni geopolitiche, da boicottaggi parziali e da un Regno Unito affondato in ultima posizione con uno zero secco al televoto, ricordando agli organizzatori che la classifica delle giurie non basta più a salvare uno spettacolo culturalmente sempre più polarizzato. La buona notizia: la musica, ogni tanto, vince ancora. "Bangaranga" verrà ricordata a lungo come la canzone che ha fatto ballare l'Europa in un periodo in cui la voglia di farlo non era affatto scontata.